Una antica mappa illustrata dell’aldilà
Durante il periodo che gli studiosi dell’antico Egitto definiscono Medio Regno (2055 a.C. – 1790 a.C.), nelle necropoli egiziane si assiste ad una significativa diffusione del sarcofago ligneo, che costituisce una vera e propria dimora per l’anima del defunto e riproduce in sé l’intero cosmo.
Il coperchio, dove spesso sono disegnate le stelle, rappresenta la volta celeste con il suo firmamento e quindi la dea Nut che stende il proprio corpo sopra il defunto e lo protegge dal male, come recita uno dei tanti testi ritrovati in questi sarcofaghi: “Oh mia madre Nut, diffondi te stessa sopra di me, cosicché io possa essere posto tra le stelle imperiture e non morire mai” [Sarcofago, sottocoperchio, Formula 18].
Il fondo invece rappresenta l’aldilà e non di rado vi è riportata una particolare composizione accompagnata da una mappa illustrata della Dwat. Di recente ne è stata rinvenuta una versione molto antica che ne retrodata la prima attestazione di circa 500 anni. Si tratta di un sarcofago risalente al 2010 a.C., e probabilmente appartenuto ad una nobile donna di nome Ankh, proveniente dalla necropoli di Deir el-Bersha (situata tra il Cairo e Luxor).
Questo testo è noto come “Libro delle due Vie”, o più anticamente “Guida delle Vie di Rosetau”, ed è composto da testi sacri suddivisi in sezioni, che forniscono indicazioni sulle varie tappe e immagini che descrivono geograficamente l’aldilà. Il defunto una volta deposto nel sarcofago avrebbe trovato perciò al suo interno una guida dettagliata del percorso che ogni anima doveva compiere verso l’immortalità, indispensabile per non perdersi definitivamente in un luogo così misterioso, inaccessibile e pericoloso.
Vi è descritto l’itinerario verso la porta dei passaggi nell’aldilà che secondo gli antichi Egizi seguiva due strade: una d’acqua che porta al lago di Rosetau (via umida, lunare o mistica) e una di terra che conduce a Rosetau (via secca, solare o iniziatica).
Il “Libro delle due vie” ha inizio con la formula d’invocazione del defunto al dio Ra che di notte naviga sulla sua barca all’orizzonte. Dalle tenebre più fitte si aprono due percorsi: un canale d’acqua molto sinuoso che rappresenta il cielo, le cui rive sono protette da geni, e una seconda via terrestre anch’essa tortuosa lungo la quale si trovano dei demoni guardiani. A separare queste due vie, che rappresentano la traversata del cielo notturno e di quello diurno, un lago infuocato raffigurato con una lunga banda rossa: “Guida delle vie di Ro-setau, d’acqua e di terra. Sono le vie di Osiride: esse sono ai confini del cielo. Colui che conosce questa formula è un dio lui stesso, è al seguito di Thot. Inoltre può portarsi in qualunque cielo voglia…” [Formula 1035]. Il defunto deve intraprendere per primo il percorso di acqua, superare il canale infuocato e quindi procedere per la via terrestre, seguendo precise istruzioni riportate in questi sacri testi. Alla sua anima vengono suggerite anche le invocazioni da recitare per affrontare demoni e geni che incontrerà lungo il cammino, che spesso tenterà di intimorire presentandosi come lo stesso dio Sole Ra.
Successivamente deve navigare attraverso due regioni separate da un muro di tenebre: la prima con quattro porte, la seconda con tre, ciascuna con i propri guardiani. Nella sala più a destra si trova Osiride su un’isola con la sua barca definita “Colei la cui vita è duratura”; un’altra isola contiene invece tutte le parti del corpo del dio disperse da Seth. Dopo aver superato tutte le sale, il defunto si trova nel mezzo di quella principale. Qui il signore supremo è Horus l’Anziano, che si identifica con Ra, la cui barca è preceduta da divinità armate di archi e giavellotti, impegnate a respingere il serpente Apophis che rappresenta le forze del male.
Dopo aver superato numerosi pericoli, oltrepassato le porte sorvegliate dai guardiani grazie alla conoscenza dei loro nomi segreti – veri e propri nomi divini che il defunto doveva pronunciare nel modo corretto dimostrando di essere signore del Nome – finalmente può ascendere al firmamento con la sua barca divina nel “luogo degli spiriti beati”. Al termine del libro, il dio Ra rivolge i suoi avvertimenti a chi vuole intraprendere questo viaggio. E qui troviamo un passaggio molto interessante in cui lo stesso dio afferma l’eguaglianza originaria di tutti gli uomini, da lui creati in un mondo perfetto, in cui il male non esisteva, prima che l’uomo trasgredisse l’ordine Divino di fratellanza: “Ho fatto ogni uomo simile al suo compagno; mai ho ordinato loro di fare il male, ma sono i loro cuori che hanno infranto i miei precetti. Ho fatto che i loro cuori cessino di obliare l’Occidente, affinché le offerte divine siano date da essi agli dei dei nomi” [Formula 269].